giovedì, 26 novembre 2009

Regia: Woody Allen
Cast: Javier Bardem, Scarlett Johansson, Rebecca Hall, Penelope Cruz, Patricia Clarkson, Chris Messina.
Genere: Commedia
Anno: 2008

locandinavickycristina barcelonaCon la visione di "Vicky Cristina Barcelona" completo -finalmente- la conoscenza della filmografia di Woody Allen ambientata in Europa (le pellicole europee in tutto sono quattro). "Scoop", "Match Point" e "Sogni e Delitti" sono ambientati a Londra, mentre "Vicky Cristina Barcelona" è collocato a Barcellona.
E' la storia di due amiche americane, Vicky e Cristina, che giungono nella terra spagnola come turiste. Una sera, al ristorante, sono avvicinate dal bel pittore Juan Antonio che, in seguito alla separazione molto conflittuale dalla moglie Maria Elena (una bravissima Penelope Cruz), cerca soltanto avventure.
La diversità delle due ragazze emerge sin dall'inizio: Cristina (Scarlett Johansson) è più estroversa e aperta nei confronti delle conoscenze maschili, invece Vicky (Rebecca Hall) è la classica brava ragazza, fidanzata, fedele e in procinto di sposarsi. La vacanza spagnola conduce le due ragazze a vivere esperienze estreme. Estreme perchè Vicky comprenderà i suoi veri sentimenti e le sue belle parole verranno tradite dalle sue azioni; Cristina vivrà una nuova esperienza attraverso la sua relazione aperta con Juan Antonio.
Cristina diventa elemento portante e il tassello mancante, ma essenziale di una composizione distrutta e malata, quale è il matrimonio di Juan Antonio e Maria Elena. Si tratta di un matrimonio esasperato e innervato da profondi conflitti, primo fra tutti dal rapporto artistico e di influenza reciproca esegerata che i due sposi vivono. E' un rapporto così distruttivo che entrambi non bastano a se stessi. E' necessario, pertanto, una componente esterna per riequilibrare il rapporto. Cristina è ciò che mancava nel rapporto tra Maria Elena e Juan Antonio; ma la stessa Cristina necessita della coppia per affermare se stessa. Quest'ultima, infatti, in seguito all'influenza artistica di Maria Elena, sarà portata a perfezionare in arte la sua semplice passione per la fotografia.
C'è, quindi, un triangolo amoroso, un insieme fatto di elementi che necessitano uno dell'altro, altrimenti isolati si perderebbero. Ma, l'insieme sembra inglobare ancora altri elementi come il personaggio di Vicky, che può apparire estraneo, ma alla fine è più coinvolto di quello che si potrebbe pensare.
Allen pone attenzione, attraverso la scrittura di questo film, alla tematica del rapporto di coppia e delle relazioni personali. Sembra concludere che un rapporto per sussistere necessiti di aspetti esterni, come elementi di bilanciamento e di rassicurazione. Aspetto innovativo è rappresentato dalla presenza di un bacio donna-donna che è trattato in forma quasi accennata, senza nessuna spettacolarizzazione, ma mantenendosi sul giusto.
Sicuramente non è uno dei migliori film di Allen. Alcuni aspetti sono discutibili, quali il finale e la voce narrante che insistentemente percorre l'intera narrazione; ma forse anche per un film si può avvertire la necessità di una voce o di una presenza esterna, ma in questo caso il risultato è abusato.
Tra ambientazioni spagnole, visite turistiche, canzoni popolari, belle musiche, fotografie, la città di Oviedo e l'arte di Gaudì termina, così, l'esperienza alleniana europea.

VOTO: 3/5


vicky cristina barcelona

mercoledì, 25 novembre 2009

Regia: Christopher Nolan
Cast: Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Cain, Scarlett Johansson, Rebecca Hall.
Genere: Thriller
Anno: 2006

the prestigeLondra, fine Ottocento. Ispirato all'omonimo romanzo di Christopher Priest, "The Prestige" racconta la storia di Alfred e Robert, due soci-apprendisti di illusionismo, che vivono una profonda rivalità nel loro lavoro a causa di un drammatico evento. Alfred (Christina Bale) è creativo e fantasioso nell'inventare nuovi numeri da presentare in teatro, però è privo di capacità comunicative; Robert (Hugh Jackman) è più carismatico sul palco, ma privo di idee. I due personaggi, dapprima soci, subino entrano in contrasto fatto di esasperata ossessione e maniacale imitazione. La rivalità e la competizione costituiscono i sentimenti cardini che investono l'intera narrazione, la quale si arrichisce di intrighi, di trucchi, di gelosie, di spie, di smascheramenti e di sdoppiamenti. Il tutto sfocia in una vendetta, continuamente perseguita ad ogni costo; e in questo fondamentale sarà il personaggio di Olivia (una seducente Scarlett Johansson). Se tutto può apparire chiaro e compreso, in realtà, viene continuamente posto in discussione rivelando ben altre verità. Insomma, "The Prestige" si caratterizza per una sceneggiatura alquanto complicata e ingarbugliata che necessità di uno sguardo costantemente accurato, ma che senza dubbio costituisce uno dei punti di forza del film. E' una sceneggiatura ricca e che spinge ad essere sempre attenti per cercare di capire la verità.
Si inizia con il finale per poi procedere con ripetuti passi retrogradi; è un intrecciarsi continuo di differenti scansioni temporali e di flashback. La narrazione viaggia costantamente su questo sfasamento temporale, presentando i suoi personaggi in diversi modi: com'erano e come sono. E quegli stessi personaggi sono presentati con sfaccettature diverse perchè non sempre quello che si vede corrisponde a realtà. "The Prestige", oltre che presentare spettacoli di illusionismo al pubblico che riempie i teatri nel film, sembra voler contemporaneamente illudere il suo pubblico, mostrando delle situazioni che verranno capovolte. Bisogna aspettare il finale per comprendere la verità, un vero colpo di scena. Vedere per credere.

VOTO: 4/5


The-Prestige-1-gallery
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categoria:recensioni, cinema, film, the prestige, |genere thriller
sabato, 21 novembre 2009

Regia: Michael Mann
Cast: Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup,Channing Tatum.
Genere: Biografico-Storico-Drammatico.
Anno: 2009

Con "Nemico pubblico" (titolo reso al singolare nella traduzione italiana, mentre al plurale "Public Enemies" è il titolo originale) ecco il ritorno del cinema di Michael Mann, un regista di un certo spessore qualitativo nelle sue scelte, che permette, al suo pubblico di estimatori e, forse, non solo, la possibilità di assistere ad una pellicola girata in modo quasi, se non del tutto, appagante. La regia di Michael Mann ha un tocco particolare che consente una certa resa visiva difficilmente rintracciabile nella maggior parte delle pellicole. Per intenderci, stiamo parlando del regista di "Collateral", "Miami Vice", "Alì", "Heat", "L'ultimo dei Mohicani", solo per citare qualche titolo.
Con "Nemico pubblico" è portata sul grande schermo la storia vera di Johnny Dillinger, un gangstar americano, vissuto negli anni '30, ovvero nel periodo della Grande Depressione che ha afflitto l'America, ma non solo.
Il film si basa sulle azioni fuori legge compiute da Dillinger e dai suoi soci Baby Face Nelson e Pretty Boy Floyd e sui tentativi continui operati dall'agente Melvin Purvis per fermarli e arrestarli.
Durante questo periodo, caratterizzato dalla grave crisi economica, Dillinger rubava le banche che avevano condotto tantissima gente ad indebitarsi e sull'orlo dell'impoverimento. Continue sono state le fughe del fuorilegge da un paese all'altro, considerando che in quel periodo la polizia federale si trovava alle fasi iniziali della sua nascita.
Subito emerge la contrapposizione tra il personaggio di Dillinger (un formidabile Johnny Depp) e quello di Melvin Purvis (interpretato da Christian Bale). Il primo è un gangstar elegante e raffinato, dall'animo buono, un gentiluomo, innamorato romanticamente della sua donna con spirito protettivo. "Mi piace il baseball, il cinema, gli abiti raffinati, le macchine veloci, il whisky e te. Cos'altro c'è da sapere?" è con questa frase che Dillinger porta via la bella Billie Frechette dal suo lavoro di guardarobista, conquistandola. Una frase in cui è sintetizzato pienamente lo stile di vita di quest'uomo che ha vissuto non accontentandosi mai e ponendosi obiettivi sempre più enormi e ardui da raggiungere. Le sue fughe dalle carceri, le corse in automobili d'epoca, le veloci incursioni nelle banche testimoniano la sua caparbietà nel raggiungere quanto si prefissava. Divenuto un eroe amato dal popolo, giocava a prendersi gioco della polizia, riuscendo a passare inosservato dinanzi a loro e persino all'interno di una caserma.
Dall'altro canto c'è la figura di Purvis, completamente opposto e diverso, quasi ossessionato dallo scopo di catturare e bloccare il gangstar; obiettivo quasi vissuto come questione personale.
Il tutto sembra percorrere il clichè dell'inseguimento poliziotto-ladro mediante continue corse, inseguimenti, piani strategici e braccamenti sullo sfondo di una sensazionale fotografia resa in digitale, capace di rendere le vicende con un gusto di realismo fortemente marcato.
Mann si districa nella sua guida in modo lodevole attraverso particolari accorgimenti, quali le ottime scelte registiche, primi piani vivi, inquadrature a spalla quasi mosse atte a far percepire un senso di immediatezza, di vicinanza e di drammaticità reale. Alcune scene riescono a trasmettere un senso di pienezza visiva, o meglio di saturazione sensoriale ottica quasi rare, incorniciando al meglio la narrazione noir.
All'epilogo Dillinger, che soleva frequentare sale cinematografiche, sembrerà ripercorrere e cogliere, quasi annuendo, i dialoghi e la storia del film Manhattan Melodrama, l'ultimo che visionerà; il tutto è presentato quasi come se, a fine film e parallelamente a fine vita, ci fosse il  bisogno di un momento di stasi e di sintesi di quanto accaduto, prima del grande finale "Bye Bye Blackbird!"

VOTO: 4/5

sabato, 14 novembre 2009

Regia: Roland Emmerich
Cast: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Danny Glover, Thandie Newton, Amanda Peet, Woody Harrelson.
Anno: 2009
Genere: Fantascienza - Catastrofico

La profezia annunciata dai Maya relativa alla fine del mondo prevista per il 21.12.2012 è stata l'ispirazione che ha condotto Emmerich alla realizzazione di "2012". 2012, quindi, è l'anno in cui si azzera il calendario per avviare una nuova era, un cambiamento vero, un periodo di rinascita.
Si inizia con un passo indietro negli anni, momento in cui uno scienziato indiano scopre che la crosta terrestre si sta agitando a causa di emanazioni solari. I potenti del mondo, avvertiti, decidono per il silenzio informativo. La popolazione, manipolata da una falsa informazione, dunque non sa e non deve sapere. Nel frattempo nel mondo si procede con silenziose misure tutelative: si avvia la costruzione di grandi imbarcazioni, si sostituiscono nei musei le più grandiosi opere per matterle a riparo e chi sa viene zittito.
I primi minuti del film sono dedicati all'introduzione della tanto temuta catasrofe; e così con un susseguirsi temporale, mediante il 2009, 2010, 2011, si giunge al fatidico 2012. Il tutto viene proiettato attraverso le vicende dei diversi personaggi, quali lo scrittore senza successo Jackson Curtis con la sua famiglia, lo scienziato Adrian Halmsley, il presidente degli Stati Uniti e sua figlia e il conduttore radiofonico Charlie Frost che isolatamente continua la sua informazione sulla verità della catastrofe. Ma, la vera protagonista di "2012" è rappresentata dalla terra e dalla sua implosione.
Emmerich, il regista di "L'alba del giorno dopo" e "Indipendence Day", realizza scenicamente al meglio un prodotto catastrofico-fantascientifico dai risvolti sottilmente politici-sociali. "2012" è un film dagli effetti speciali enormi e potenti che riescono a rendere la potenza e la forza della natura. La terra, infatti, va incontro ad un processo di distruzione attraverso maremoti, inondazioni, terremoti e tempeste. Tutto crolla, si sgretola e va in frantumi. Anche i più caratteristici simboli della cultura mondiale sono destinati a capitolare; così dalla statua del Cristo Re di Rio alla Tour Effeil fino alla Cappella Sistina nulla viene risparmiato.
I personaggi si districano, ora per via terra ora per via aerea, come meglio riescono tra voragini aperte sotto i loro piedi, incendi, fumi, crolli di palazzi in vicende rocambolesche tra panico e divertimento. Il regista non priva il suo pubblico di momenti di piena risata, garantendo uno svolgimento della storia tra realismo e qualche momento più disteso.
I grandi effetti speciali, che meritano di essere necessariamente visionati in una sala cinematografica, non sono ben bilanciati dalla qualità della sceneggiatura e dei dialoghi, i quali tendono a scivolare verso lo scontato e la banalità. Il buonismo sentimentale, infatti, non manca; così come non manca la sentita necessità di redimersi da ogni male compiuto e la voglia di riallacciare rapporti con parenti. Insomma, in punta di morte, tutti diventano più buoni e la famiglia diventa il valore più ricercato dai personaggi della pellicola. Al di là della bontà dei rapporti intrafamiliari, non è assente la redenzione a livello macrosociale. Serve, pertanto, il personaggio dello scienziato Andrien perchè i grandi della Terra possano intraprendere un esame di coscienza. Il sentimentalismo e il buonismo, dunque, dilagano abbondantemente forse più degli stessi maremoti.
Emerge uno spaccato della popolazione umanamente non equilibrato: sono i rappresentanti dei gorverni, gli scienziati, le persone geneticamente esaminati come positivi ad avere il diritto di salvarsi e poter popolare nuovamente la Terra nella nuova era. La massa è lasciata, invece, al suo destino; anche se non abbandonata dal suo presidente degli Stati Uniti. E anche l'Italia sembrerà capitolare con il suo Primo Ministro...
In conclusione "2012" è un film ben realizzato dal punto di vista degli effetti speciali, con una durata che va al di là delle due ore e con una trama non affatto entusiasmante dando la sensazione di "non nuovo". Sulla distruzione della terra e dell'umanità la filmografia è zeppa; la novità è rappresentata esclusivamente dalla profezia dei Maya, veritiera o non veritiera che sia...

VOTO: 2/5

 

 

giovedì, 05 novembre 2009
Up

Regia: Pete Docter e Bob Peterson
Genere: Animazione
Anno: 2009

Carl Fredricksen, un anziano signore, desidera realizzare il sogno di una vita, condiviso con la moglie Ellie: intraprendere un viaggio in Sud America. In questa avventura sarà accompagnato dal piccolo Russell e da nuovi amici...

Up è il nuovo lungometraggio firmato Pixar, prodotto in collaborazione con la Walt Disney, realizzato nella versione 3D. Tanto atteso, sin dalla sua uscita, ha permesso dei notevoli incassi, scalando le classifiche.
La Pixar unisce alla proiezione di "Up", anticipandola, un delizioso cortometraggio intitolato "Parzialmente nuvoloso" (Partly Cloudy) che incanta e addolcisce le atmosfere portando il suo pubblico al ricordo della storia che da piccoli tutti, almeno una volta, abbiamo ascoltato: i bambini sono portati dalle cicogne. Il cortometraggio è tenero e simpatico e sembra porsi come un'ottima premessa della visione di "Up"; fin troppo ottima tanto da risultare più bello dello stesso lungometraggio.
"Up" racconta la storia di Carl, seguendolo nella sua crescita e nelle fasi più importanti della sua vita: l'incontro con Ellie, il suo matrimonio, la loro vita assieme, i loro sogni, fino alla vecchiaia e alla morte dell'amata Ellie. La prima parte del film si concentra, dunque, sulla vita dei due sposi in una carrellatta velocizzata di scene e di sentimenti senza parole, ma con tenere musiche (soave e belle musiche percorrono interamente la narrazione): le immagini riescono pienamente a mostrare il forte sentimento che unisce Carl ed Ellie. Siamo nella parte più alta e straordinaria del film per poi proseguire con un seguito meno entusiasmante.
La seconda parte racconta l'avventura vissuta da Carl e il suo incontro con Russell, un bambino sfacciato e invadente. Tutto si amplia fino a inglobare altri personaggi positivi come il cane Dug e il pennuto Kevin e personaggi negativi, come il branco di cani parlanti (talvolta fastidiosi) e il loro padrone.
"Up" è un film che abbraccia diverse tematiche, altalenando la conduzione della narrazione da un stile comico ad uno più malinconico. La linea di conduzione della pellicola è il viaggio. Si va dal viaggio di vita al viaggio fisico compiuto fino alle cascate del Paradiso. C'è l'incontro con l'altro, con il nuovo e l'inaspettato.
Carl è un personaggio nostalgico, ancorato fortemente al ricordo della sua Ellie e alla loro casa, ricca di tanti ricordi. La casa diventa così un'isola per difendersi da una realtà che vorrebbe ingoiarla. L'immaginario conduce Carl e la sua casa, ormai casa volante, lontano dalla città a favore della natura e di posti inesplorati. In questo viaggio Carl scrolla da sè l'immagine dell'anziano burbero e solitario riscoprendo il valore dell'amicizia e aprendosi agli altri e soprattutto al piccolo Russell.
Si ride poco, si riflette tanto. "Up" si concentra sulla riflessione, facendo leva sull'emotività e sulla commozione. E' un film d'animazione triste, forse fin troppo.
Magnificamente realizzatto dal punto di vista grafico, "Up" è visivamente bello e piacevole da guardare. Evitabile è la visione nella versione tridimensionale, non usata a tutto campo. In questo contesto permette soltanto di sviluppare la visione in profondità; non aggiunge niente di più se non la controindicazione di perdita in termini di luminosità e di colore.

VOTO: 3/5
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categoria:recensioni, cinema, film, 3d , up , 2009-2010, |genere animazione
domenica, 01 novembre 2009

Regia: Jaume Collet-Serra
Cast: Vera Farmiga, Isabelle Furhamn, Peter Sarsgaard, Lorry Ayers, Jimmy Bennett.
Genere: Thriller- Horror
Anno: 2009

Una giovane coppia perde prematuramente un figlio e così, per ovviare al dolore provato, decide di visitare un orfanotrofio dove vive Esther, una bambina di 9 anni. Appena Esther verrà adottata e giungerà in casa, la giovane famiglia incomincerà a vivere un incubo...

In "Orphan" il mondo angelico dell'infanzia è contaminato da una cruenta ed incredibile mostruosità. Esther è una bambina fuori le riga e fuori da ogni concepibile e ragionevole idea di infanzia innocente e pulita. Dotata di impressionanti capacità machiavelliche, Esther mostra sin da subito di essere una bambina dalla personalità forte e ambigua. Subito si evince che la "piccola" nasconde un passato impensabile e una psicologia dannata e diabolica in grado di forzare gli eventi della sua famiglia e di creare trame contorte a danno prima dei suoi fratellini e poi della mamma. Sembra che l'unico indenne della sua cattiveria sia il papà adottivo; è una padre ingenuo e sereno che sembra non avvertire quanto di mostruoso stia accadendo alla sua famiglia. Esther fa leva proprio sulle problematiche interne della giovane coppia (crisi, alcolismo, tradimenti) per dare il colpo di grazia alla precaria e sudata stabilità raggiunta dai coniugi. Attraverso una serie di avvenimenti, apparentemente inspiegabili, si crea una vera tensione di violenza psicologia, di ansie e di paure. La prima parte della pellicola è dedicata, infatti, alla finissima preparazione di questa violenza che precipiterà in una vera e propria violenza fisica con scene esasperate e colme di rabbia e aggressività agghiaccianti. Il clima sadico e anche masochista (scena del braccio) creato dalla bambina prepara il campo ad un pre-finale inimagginabile che, seppure intuito, risulta impressionante e la parte della pellicola più originale. E così anche quei dipinti colorati e deliziosi, accuratamente realizzati dal piccolo mostro, presentano finalmente il loro messaggio subliminale.
"Orphan" ,seppure sia definito horror, tende a collocarsi nel genere thriller a sfondo psicologico: le scene sanguinarie ed efferate sono ridotte ai momenti più cruciali della sceneggiatura.
Il film è un prodotto sufficiente che si lascia guardare con attenzione senza introdurre delle particolari novità e soprattutto senza un finale originale; ma nello stesso tempo sono presenti aspetti positivi in termini di fotografia (straordinaria), ambientazioni e suoni; anche se il vero punto di forza della pellicola, in realtà, è presentato dalla recitazione di Isabelle Furhman (Esther).

 VOTO: 3/5

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categoria:recensioni, cinema, film, orphan, 2009-2010, |genere horror, |genere thriller
domenica, 25 ottobre 2009

Regia: Blake Edwards
Cast: Julie Andrews, James Garner, Robert Preston e Lesley Ann Warren.
Genere: Commedia-Musical
Anno:1982


Parigi,1934. Victoria è una cantante senza lavoro. Un giorno incontra Toddy, un artista di cabaret e omosessuale, che le propone di adottare l'identità di Victor, duca polacco, come soluzione per poter lavorare.

Edwards pone nuovamente la sua attenzione sull'universo femminile, ma questa volta ampliandolo fino a considerare la capacità della protagonista di fingere di essere un uomo che finge di essere una donna. E' una commedia sull'apparenza e sulla finzione che coglie il divario tra l'essere e il sembrare. In fin dei conti la stessa persona, ma con una forma differente, è  valutata in due modi completamente opposti, quasi a confermare l'affermazione di Toddy: " La gente crede a quel che vede!".  Edwards mette in scena così una farsa sull'ambiguità sessuale, tutta giocata tra comicità e gag impensabili, senza mai cadere nella volgarità, nonostante le molte situazioni paradossali. La commedia è abbellitta da diversi momenti musicali, scene da cabaret, canti e balletti; tutto è reso da atmosfere confezionate da colori caldi e sdolcinati, in pieno stile parigino e su uno sfondo retrò. L'ambientazione francesce si riflette in ogni aspetto della commedia: dai costumi alle pettinature, dai locali agli arredi, dalle strade ai palazzi fino alle fredde temperature invernali. In pieno stile cabaret sono gli abiti indossati dalla protagonista, accompagnata da altrettanti ballerini in coreografie ben realizzate e dalla quasi reale durata. Ricorrenti e belle sono le musiche di Henry Mancini che hanno permesso la vittoria dell'unico premio Oscar ricevuto dalla pellicola.
Edwards ha realizzato, negli anni '80, una commedia musicale dalle tematiche forti, quali l'omosessualità e i travestimenti, oggi attuali, ma sempre con giusto rispetto e particolare attenzione. "Victor Victoria" è senz'altro una buona commedia, ben realizzata registicamente e con un buon cast (in particolar modo spicca la capacità interpretativa di Robert Preston), ma a lungo andare risulta eccessivamente concentrata sul musical con una lunga durata spesso noiosa.

VOTO: 2/5
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categoria:recensioni, cinema, film, victor victoria, |genere commedia
lunedì, 19 ottobre 2009

Regia: Pupi Avati
Cast: Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Francesca Neri.
Genere: Drammatico
Anno: 2008

Bologna 1939. Michele Casali è un insegnante di arte e ha una figlia diciassettenne, Giovanna, che frequenta la stessa scuola. Giovanna è una ragazza non bella con alcuni problemi psichici. A nulla serviranno le rassicurazioni di suo padre…

 

Ambientato a Bologna negli anni del pieno fascismo, “Il papà di Giovanna” presenta la storia tragica di una giovane ragazza e della sua famiglia che cela profonde dinamiche infelici e irrisolte. Michele, un padre fortemente affettuoso, dedica totalmente la sua vita alla cura e alla felicità di sua figlia considerata brutta e non avvicinata dai suoi coetanei. Attraverso un’educazione esasperata, Michele crea nella giovane soltanto illusioni e speranze inesistenti. La ragazza, ricca di aspettative, si scontra così con una realtà diversa da quella fittizia presentata da suo padre tanto da macchiarsi di un gravissimo delitto ed essere internata in una clinica psichiatrica. Attraverso il dramma della giovane, il film ripercorre e svela l’infelicità dei suoi genitori: una coppia segnata da un amore a senso unico. L’infelicità soppressa  dei genitori viene percepita dalla ragazza, tanto da affermare che i figli belli nascono dai genitori che si vogliono bene. Giovanna mostra insicurezza e sviluppa turbe psichiche a causa anche del suo rapporto di affetto/invidia nei confronti di sua madre che, a sua differenza, è bella e desiderata.
La sceneggiatura a lungo andare pecca per la concentrazione che il regista pone sugli aspetti politici e sociali del tempo. Le scene di guerra, di bombardamenti e di fucilazione appaiono forzati e presentati in maniera quasi slegata dal fulcro della storia. Inquadrata in una fotografia scura e di gusto antico, la pellicola riesce tecnicamente a ricreare le atmosfere cupe del tempo e la drammaticità interiore vissuta dalla ragazza. La narrazione troppo lenta e a tratti noiosa, però, non riesce a rendere questo film dalla visione apprezzata e piacevole, nonostante l’ideazione di un ottimo soggetto.

La frase: "Basta volere le cose, volerle davvero con tutta te stessa e accadono!"

 

VOTO: 2/5

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categoria:citazioni, recensioni, cinema, film, il papà di giovanna, |genere drammatico
giovedì, 15 ottobre 2009

Regia: Woody Allen
Cast: Eva Rachel Wood, Henry Cavill, Larry David, Patri
Anno: 2009
Genere: Commedia

Boris è un anziano ex fisico con un matrimonio fallito e un suicidio non riuscito alle spalle che conduce la sua vita in perenne contrasto con gli altri e la società. Un giorno conosce una giovane ragazza di provincia di nome Melody che riesce ad alterare la severa metodicità della sua vita.

Quando si inizia a pensare e a rendersi conto di non sentirsi uguale agli altri, uguale ai “vermetti”,  ed essere superiori ad essi allora si può giungere a vivere in uno stato di piena e beata misantropia. Cercare una via d’uscita attraverso una finestra per suicidarsi può sembrare la soluzione a tutti i mali esistenziali, ma in realtà nemmeno questo gesto sembra riuscire con successo e liberare il protagonista dal suo malessere esistenziale.
Boris, il protagonista della nuova pellicola di Allen, altro non è che la personificazione dello stesso regista. E’ un uomo che, giunto nell’età matura e in seguito ad una serie di episodi che hanno segnato la sua esistenza,  decide di allontanarsi dagli altri, dalla superficialità, dal conformismo e da una società che non tollera perché lo fa sentire fuori luogo.
Boris sente di non esser adeguato per questa realtà perché non è la sua realtà e non riesce nemmeno a trovare qualcuno con cui condividere i suoi pensieri. I suoi amici non lo comprendono perché non riescono a guardare oltre e a rendersi conto di essere guardati da un pubblico in una sala cinematografica che mangia pop-corn; Boris riuscendoci, invece, viene deriso e preso per pazzo. Egli parla al suo pubblico all’inizio, alla fine e durante la pellicola testimoniando la sua capacità di rompere gli schemi e andare al di là di quello che rientra nella realtà tangibile. Tutto ciò permette di capire la non apparente superiorità del protagonista rispetto agli altri personaggi che sono posti in scena senza la consapevolezza di ciò che sono e rappresentano. Il protagonista ha uno sguardo più ampio e lungimirante, va oltre e coglie tutto ciò che la massa non comprende mostrando tutto il suo cinismo dirompente. Sembra che quel “basta che funzioni” serva per andare avanti e accettare le situazioni, e così basta che in una relazione, in un rapporto, in una situazione tutto funzioni perché venga accettata senza problemi. E’ questo forse il segreto della vita e dei rapporti sociali? Sembra essere di sì soprattutto se Boris giunge a sposare l’idea fatalista della vita: sebbene ci si impegni in qualcosa, in realtà a regolare le nostre azioni e le nostre vite non sono che il fato e la fortuna. Altrimenti per quale motivo Boris, ad un’età avanzata e nel pieno del suo esistenziale scetticismo, incontrerebbe una giovane ragazza di provincia pronta ad insidiare la sua quotidianità? Una ragazza -dal punto di vista di Boris- ingenua, sciocca, priva di cultura non in grado di comprendere nemmeno i più semplici cliché.
La realtà sociale del protagonista, attraverso il matrimonio con la giovane ragazza, si amplia giungendo in contatto con altre realtà paradossali come quelle dei genitori della ragazza di cui sono evidenziate le evoluzioni e i desideri repressi come un’omosessualità latente.
”Basta che funzioni” smaschera le convinzioni sociali, i rapporti di facciata e mette a nudo la vita dei suoi personaggi, smascherando le realtà taciute per convenienza, attaccando l’atteggiamento religioso di alcuni suoi personaggi e la banalità umana, non risparmiando nemmeno gli insulti a bambini non in grado di apprendere le basilari regole del gioco degli scacchi, fino alla più dissacrante definizione di Dio.
Allen, dopo la parentesi cinematografica europea, ambienta il suo “Basta che funzioni” nella sua adorata New York realizzando una pellicola di vera e propria denuncia umana con forte sarcasmo e dalle battute che fanno divertire e ridere lo spettatore, ma con un tagliente e forte attacco verso l’umanità.

Le frasi: 

“E non vi illudete! Non dipende per niente dal vostro ingegno umano, più di quanto non vogliate accettare è la fortuna a governarvi!”

 Quanto odio i festeggiamenti di capodanno! Tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera patetica maniera! Festeggiare che cosa? Un altro passo verso la tomba?”


VOTO: 4/5

domenica, 27 settembre 2009

Regia: Neill Blomkamp
Cast: Sharlto Copley, David James, Jason Cope
Genere: Fantascienza
Anno: 2009

Una razza aliena giunge sulla Terra attraverso la loro nave. Presto gli alieni sono rinchiusi dagli umani in un campo chiamato Distretto 9 e sorvegliati dagli agenti della MNU (Multi-National United).

Il mondo umano entra in contatto con una razza sconosciuta: i non umani, ovvero alieni, soprannominati "gamberoni" dagli stessi umani. La loro navicella madre compare nei cieli del 1982 e resta ferma senza dare segnali: a bordo gli alieni sono prostrati in uno stato evidente di malnutrizione e debolezza. Ben presto gli umani decidono di confinarli in un campo organizzato con baracche e sottosorvegliato nella zona di Johannesburg. Gli alieni iniziano a rovistare tra spazzatura e rifiuti alla ricerca non solo di cibo (tendono a prediligere barattoli di cibo per gatti) ma anche di apparati tecnologici, resti di computer, fili e quant'altro possa permettere loro di creare una navicella sotterranea dalla capacità tecnologica impressionante.
Il film è introdotto con una serie di documentari, di interviste e di videoriprese in cui si documenta il fenomeno dell'arrivo degli alieni, il modo in cui è stato fronteggiato, e dell'esperienza vissuta dal protagonista Wikus che viene nominato responsabile del piano di sfratto degli alieni dal distretto 9 a un nuovo distretto. Dai documentari subito si evince che a Wikus è capitato qualcosa di strano tanto da essere definito traditore. Nelle sue continue visite ai "gamberoni", con lo scopo di far firmare loro lo sfratto, Wikus maneggia uno strano oggetto creato dall'alieno Cristopher contenente un liquido nero con il quale si infetta. Il DNA di Wikus ben presto inizia a mutare e a mostrare tratti alieni, come il suo avambraccio che acquisisce forma aliena tanto da essere in grado di usare la tecnologia e le armi aliene dalla potenza disastrosa. Wikus viene catturato dai suoi stessi agenti-colleghi della MNU per essere analizzato, studiato e sottomesso a studi di laboratorio. Da qui inizia la fuga solitaria di Wikus dagli umani trovando riparo proprio nel distretto 9 e dall'alieno Cristopher al quale chiede aiuto per evitare di trasformarsi completamente in alieno.
Il film enfatizza la tematica dell'isolamento e della ghetizzazione del diverso, dello straniero in una sorta di atteggiamento di xenofobia. Il diverso, secondo questa logica, va rinchiuso, posto sotto controllo e tenuto al margine della società, e non a caso la collocazione spaziale della pellicola è quella del continente africano fortemente piegato dalla questione dell'apartheid.
Gli alieni così si ritrovano prigionieri costretti a rimanere su un pianeta non loro e sotto le continue minacce ed esperimenti degli umani. Uno strano destino il loro che sembra avere l'unica via di fuga e speranza  di salvezza nella mega ingegnosità di Cristopher.
"District 9 " è un prodotto fantascientifico affrontato con una sterzata di novità ed elementi un pò fuori dal comune che riesce a far mantenere alta l'attenzione e l'interesse per la storia. Girato sotto una diversa forma, quella del documentario con le immagini sporche e mosse e quasi realistiche, riesce a catturare buoni consensi dagli amanti del genere fantascienza. Non sono presenti soltanto scontri a colpo di armi e tecnologia maestosa, ma anche l'incontro/scontro di due razze umana e non che forse mai riusciranno a convivere a causa della mentalità poco etica dello studiarsi, sperimentarsi e analizzarsi a vicenda.


VOTO: 4,5/5

postato da: Memole7 alle ore 12:27 | Permalink | commenti (6)
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